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CRITICA
Un gusto forte della natura, una sensibilità
plastica delle cose, un segno deciso, incisivo.Così
la pittura di Teo Bragagna, un linguaggio espressionistico
folto di alliterazioni e cacofonie, colori modulati
fra loro con accostamenti duri e laceranti di spatolate
ad olio ampie e sinuose, dense come lave fantastiche,
di grumi e rilievi e crepe, cosicché noi ascoltiamo,
guardiamo tutto un crepitio tellurico e primordiale
di eventi che fuoriescono dal bordo dell'accademia,
sia pure di avanguardia, per diventare un discorso di
stile in do maggiore. Il suo pennello sa stendersi e
placarsi in verdi e opachi andanti, sa placarsi e raccogliersi
in composizioni ove tra cielo e terra non vi è
conflitto ma rispondenze serali, pause attese.
Ivo
Gigli
GARDENING
L'altro giorno ho ricevuto un'immagine dai giardini
di Villa Hanbury, che amo moltissimo. Niente poteva
unirla ai dipinti di Teo Bragagna. Eppure al di là
degli impasti erbacei, di lontane radici Monet-Morlotti-Pollock,
le immagini di Bragagna sfolgoravano in una fioritura
notturna della terra, nello stesso modo. Sotto scaturiva,
brulicava, prorompeva la potenza della natura in fiore.
Al di sopra dei cieli veri, colorati con le violente
accensioni dell'anima scandivano la comparsa di vegetazioni
alte e composte. Ma oltre a quegli strati, quelle fascie,
quei cieli e quei fondali, come sotto paratie lussureggianti,
si nascondeva una volontà, non so quanto conscia,
non so quanto notturna, di trattare la terra, la madre
materia. per fare, come diceva Jackson Pollock, "gardening".Quì,
il colore che "informa" segue le leggi di
una euritmia, di una armonia, che conduce a quel "fare
giardino" nel senso che intendeva Pollock:non solo
quello più immediato, quasi palpabile, per esempio,
dei "Fondali marini", che sembrano mazzi di
fiori e petali carnosi, ma nel senso più sottile
rivelato dalle tele che alludono a rocce, paesaggi,
notturni.Una misteriosa profonda attrazione per la bellezza
formalmente fiorente dei colori, fa sbocciare da chissà
quale rèverie, da chissà quale penombra
sotterranea, la fioritura di una malinconia dolce e
segreta.
Rosita Copioli
4
ottobre 2002
Teo
Bragagna, già vincitore due volte nella nostra
scuola di poesia, è un poeta (e anche pittore)
discreto e appartato quanto di vocazione sicura. Cinquantenne
romagnolo, ha pubblicato anni fa un bel libro di versi,
Amori variabili, è da ora una più decisa
e consistente prova del suo valore con Stelle indocili
(Lietocollelibri, p.68), che si fa subito apprezzare
per la delicatezza e la grazia. Maestro dichiarato di
Bragagna è il grande Sandro Penna (e infatti
il libro si apre con due versi dello stesso Penna posti
in epigrafe: Le nere scale della mia taverna / tu discendi
tutto intriso di vento), ma in fondo si possono riconoscere
somiglianze con altri poeti dotati di sensibilità,
eleganza, capacità di cogliere con leggerezza
il reale nei rapidi barlumi in cui a volte si manifesta:
da Luciano Erba a Vivian Lamarque. Bragagna ha un dire
sobrio e chiaro, tematiche sempre legate alla concreta
presenza di cose e personaggi, e tra questi ultimi troviamo
per esempio quei morbidissimi esseri enigmatici e tanto
belli che sono i gatti, da sempre amati dai poeti. La
cifra di Bragagna è una cifra lirica che molto
spesso si ritaglia nel racconto, o in frammento di racconto,
e che perciò vive in situazione, nel dolore o
nella meraviglia che eventi anche minimi, o parvenze
fuggitive, di passaggio, riescono a suggerire. Ecco
la breve poesie dalla quale è tratto il titolo
del libro:
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Come
notti insonni
Vanno gli amori
Sotto stelle indocili
Come sere d'estate
Alla stazione
Prima del temporale.
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Libro
della settimana a cura di Maurizio Cucchi
Per
contattare Teo Bragagna : teo-bragagna@libero.it
via Borgo San Michele,80
61010 Tavullia (Pesaro)
cel. 349 -1711565
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